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La scultura è volentieri intesa come oggetto, in questo caso, la si guarda e la si apprezza come si guarda e si apprezza un’immagine.

Per quanto mi riguarda invece, sotto-linea le qualità del vuoto rapportandosi ad esso tramite una geometria visibile. L’assenza e l’invisibilità sono valori dello spazio quanto la presenza e la visibilità.

La geometria irregolare di un solido o di una superficie (anche di un solido virtuale in quanto è l’occhio a tradurre un insieme di linee in un volume) rende instabile una percezione basata solamente sull’occhio, sottolineandone la precarietà. In alcuni casi, il disegno delle ombre partecipa dell’instabilità della percezione.

Le dinamiche che scaturiscono dalla relazione tra visibile e invisibile sono alla base del mio lavoro.

L’uso di materiali industriali, poveri, sottolinea che non è tanto l’oggetto – la scultura – ad essere al centro della questione bensì la relazione che nasce dalla sua compenetrazione con lo spazio.

La scultura diventa catalizzatore della visione, rendendola possibile.

Si potrebbe usare metaforicamente l’immagine della fiamma che manifesta la presenza dell’ossigeno altrimenti inosservabile.

E’ un po’ come disobbedire a dei limiti spaziali e materiali prefissati per proporre una visione individuale che si confronta con il vuoto.

 

Nel disegno, cerco di fissare, attraverso delle forme transeunti che possono anche risultare impossibili, delle possibili esperienze percettive. Il limite dell’immagine è che determina una forma, non voglio determinare delle forme ma condividere l’esperienza in cui la percezione vacilla, con le certezze che la accompagnano.



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